Educare o Riempire?

Non posso accettare che la scuola non comprenda una materia fondamentale come il controllo delle emozioni. La gestione della rabbia, dell’ansia, del desiderio è materia fondamentale. Ogni bambino o adolescente deve poter affrontare ogni forma di disagio nell’ambito scolastico: la cosa che pesa di più nell’adolescente è la percezione che gli altri hanno su di lui: “Se viene fuori che sono stato dallo psicologo sono rovinato, sono quello che ha problemi, sono quello storto.” La psicologia deve necessariamente entrare nella scuola e accompagnare da dentro non aspettare fuori! Fuori è tardi.

Scavare in se stessi, trovare risposte alle proprie domande, restare in equilibrio nonostante le difficoltà è una disciplina nei confronti della quale l’allenamento dev’essere costante e avviato sin dai primi passi: conoscersi, immedesimarsi nell’altro, rispettare la parola data sono argomenti che vanno trattati da professionisti che affiancano i docenti ed evitano che le criticità vengano affrontate altrove. Se vogliamo il meglio dai nostri giovani dobbiamo offrirgli il meglio. Alleniamoli alla RINUNCIA (per contrastare gli abusi del “mondo civilizzato”) ed al controllo delle proprie emozioni al fine di agevolarne la crescita personale.

Attualmente l’insegnante riempie i ragazzi di nozioni che troppo spesso rimangono tali e non agevolano quel percorso che permette ai giovani di integrarsi nella società attraverso lo sviluppo delle proprie virtù: “La consapevolezza ha fame di esperienza”. Teoria e pratica devono camminare a pari passo: “La scuola deve diventare un laboratorio di esperienze e non una gara tra istituti che attraverso i voti giustificano il proprio operato”. Nelle scuole dell’obbligo le materie devono servire ad orientare l’adolescente verso l’uso delle proprie capacità.

“Vorrei vivere in una società che si occupa dei suoi ragazzi perché consapevole che un giorno loro si occuperanno della società”.

10 pensieri riguardo “Educare o Riempire?

  1. Leggendo i vari commenti mi sono ritrovata a ripercorrere molto ricordi d’infanzia legati al mondo scolastico…. i professori appassionati capaci di trasmettere concetti in modo davvero formativo e professori assolutamente distanti dal comprendere le necessità educative e solamente centrati alla trasmissione di nozioni.
    Credo purtroppo, come dite ognuno in modo differente, che siamo molto distanti in tanti contesti scolastici dall’andare oltre la garanzia del mero diritto all’istruzione. D’altra parte esistono professionisti che di emotività si occupano e che all’interno di progetti formativi specifici possono dare un contributo alla scuola e contemporaneamente un sostegno alle famiglie attraverso la proposta di attività finalizzate a riconoscere, accettare e vivere le proprie emozioni; attività utili al rinforzo della persona e dell’autostima, alla crescita e al rispetto di sè e dell’altro.
    Quando c’è attenzione all’ascolto e all’espressione delle emozioni, anche l’apprendimento diventa più semplice ed efficace.
    Tutto questo come corredo al ruolo assolutamente centrale delle famiglie.

  2. Una volta si studiava con più cura la letteratura. Studiando i poeti, oppure i le opere letterarie più importanti, si rifletteva sulla vita e su di essa ci si confrontava in classe. Si facevano tanti temi scritti, che aiutavano i ragazzi a riordinare le idee e a esporle. I più fortunati si sono dedicati anche alla filosofia, ecco la filosofia dovrebbe essere materia di scuola per tutti, fin dalle elementari. La storia ci aiuta a capire l’uomo e il suo percorso verso il presente. I prof di italiano più bravi leggono assieme in classe dei libri e li discutono sapendo che a casa non si legge più. La matematica non è mai insegnata anche come materia per comprendere l’universo. Sono le materie umanistiche quelle più importanti per aiutare il ragazzo a riflettere sulle cose della vita, la letteratura, l’arte, la filosofia, la storia. Si fanno invece migliaia di ore che appunto riempiono ma non educano. Introdurrei la meritocrazia, altri metodi per valutare le capacità di chi andrà ad insegnare, valuterei la capacità di amare uno studente e di saperlo appassionare. Si la psilocogia sicuramente può aiutare e al giorno d’oggi gli psicologi già ci sono nelle scuole, basta studiare meglio il progetto. Ma capisci quando intendo passione cosa voglio dire?

    1. Cliccando sul link https://it.wikipedia.org/wiki/Passione_(psicologia) è possibile approfondire il significato del termine. La mia proposta non è fatta per appassionare gli insegnanti, né gli alunni. Dal mio punto di vista la passione è condizione soggettiva che dipende da fattori che riguardano il personale processo evolutivo di una persona e la possibilità di praticare ciò che spontaneamente gli viene meglio, nei confronti del quale riesce a migliorarsi. Gli aspetti idealistici che proponi se pur condivisibili non penso possano essere estesi a tutti gli insegnanti. Hai scritto che: “Una volta si studiava con più cura la letteratura. Studiando i poeti, oppure le opere letterarie più importanti, si rifletteva sulla vita e su di essa ci si confrontava in classe.” Ti ricordo che una volta gli insegnanti alle elementari ci prendevano a sberle e mantenevano un clima di rispetto delle regole e dei ruoli con la forza e questo gli permetteva di portare avanti qualsiasi tipo di argomento. Inoltre non c’erano le tecnologie che attualmente sono motivo di distrazione costante. Ciò di cui la scuola ha bisogno è l’ingresso di professionisti che si occupino delle relazioni e aiutino ragazzi e docenti nel controllo della propria emotività attraverso simulazioni di situazioni che permettano una visione consapevole delle conseguenze delle azioni o reazioni di ognuno, un avviamento all’uso di smarphone e social responsabile ed una maggiore attività fisica: i ragazzi hanno molta energia insegniamogli ad usarla e a controllarla.

      1. In breve, perché non ci capiamo: siccome tutti sappiamo che nella scuola lavorano persone di ogni tipo, siccome sappiamo che i primi a non sapere gestire le emozioni sono gli insegnanti, siccome sappiamo che non è detto che un progetto come il tuo capiti nelle mani di un pirla di psicologo preferisco in queste condizioni non rischiare. O prima si prepara il terreno come dico io, pretendendo che nella scuola lavorano solo professionisti preparati e competenti e li si paga di conseguenza, oppure in queste condizioni preferisco che la scuola si occupi di istruzione e la famiglia di educazione.

        1. Questa non è la sede adatta per sfogare la tua rabbia nei confronti di insegnanti o psicologi: quando scrivi che nella scuola lavorano persone di ogni tipo ti esorto a riflettere sul fatto che ci sono anche alunni di ogni tipo e non è facile trovare e mantenere quegli equilibri che tutti auspichiamo. Proprio per questo propongo di affiancare agli insegnanti dei professionisti che col tempo potrebbero orientare l’assetto scolastico in modo da soddisfare quelle esigenze ad oggi poco considerate: ad esempio alternare momenti di attività fisica, se possibile all’aperto, alle troppe ore seduti in classe per scaricare le tensioni accumulate sia dai ragazzi che dagli insegnanti; simulare situazioni di disagio relazionale e far provare ai ragazzi esperienze di ragionamento e controllo emotivo ecc… In ogni caso la mia proposta è, e credo resterà, semplicemente la mia opinione. Quindi non ti preoccupare, il governo non la sta discutendo in parlamento!

  3. Una volta ero della stessa opinione, ora sono più prudente. Non c’è niente di peggio di un insegnante che vuole fare lo psicologo e non ne ha la qualifica. Rischia di etichettare, un bambino o un ragazzo, che magari poi impiegherà secoli a liberarsi da quella etichetta. Ci sono insegnanti che sanno trasmettere la loro materia con passione, ci sono insegnanti che sanno essere empatici, ecco queste sono per me le cose importanti che deve saper fare un insegnante, eppure sono rare. Dunque, meglio andare con i piedi di piombo, con la psicologia nelle scuole. Se invece vogliamo metterla come materia, si potrebbe fare, potrebbe essere interessante. Oppure basterebbe che lo psicologo educasse l’insegnante alla passione verso i propri studenti. Cmq nel mio percorso scolastico, ho incontrato diversi insegnanti che trasmettono la loro materia con passione e guarda caso, sono quelli che sanno rispettare e farsi rispettare dai ragazzi, sanno pure fare in modo che i ragazzi si rispettino fra di loro, dunque per me, la parola d’ordine è passione.
    Ciao!

    1. La mia proposta non chiede ad un insegnante di fare lo psicologo, ma di essere affiancato da un professionista (…”argomenti che vanno trattati da professionisti che affiancano i docenti”…) che individua le difficoltà relazionali tra alunni e tra insegnanti ed alunni, proponendo spunti di riflessione e comportamenti alternativi al fine di orientare ognuno ad un uso equilibrato e ragionato delle proprie capacità.
      La passione dipende dal singolo, la mia proposta è strutturale. In ogni caso l’evoluzione tecnologica sta pesantemente modificando i rapporti umani nel bene e nel male, quindi ribadisco che la presenza di professionisti che si integrano nell’ambiente scolastico a favore della crescita personale sia indispensabile per aiutare/orientare ragazzi e docenti.

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