MONTAGNA

Giugno, un’alba fredda, buia e nuvolosa. Qualche goccia dal cielo. L’erba umida del pascolo alpino. Accendo il frontalino e cammino tra le pietre, i rododendri e i ginepri, lentamente verso la nebbia che nasconde la cima. Avvolto nel silenzio, assorto nei miei pensieri, raggiungo una macchia di neve, alla base di un ripido sperone roccioso. Un soffio di vento fa tremare le erbe. Le guardo da vicino e ammiro la forza della soldanella: piccolo fiore lilla, campanella dai petali a frange, spunta a gruppi nei sottili strati di neve residua: meravigliosa espressione di primavera. Incanalata nei corridoi di pietra, corre veloce l’aria pungente e mi schiaffeggia il viso. I guanti umidi, le mani fredde. Ripenso alla soldanella che m’incoraggia a salire. Raggiungo dei massi che sbarrano il vento, apro la thermos, calore nel volto, un sorso di quiete. Le nebbie si alzano e vedo lontano mentre una luce illumina la prateria. Brillano le gocce di rugiada sui boccioli di anemone, fiori dai petali morbidi e pelosi dalle bellissime sfumature bianco-rosa. Continuo a salire e poi scendo nella conca sotto la cima. Sento il rumore dell’acqua che sgorga dalle rocce e inizia il suo viaggio verso il mare. Mi allontano e ritrovo il silenzio. Cerco un masso per ripararmi dal vento e rimanere nascosto. Eccolo. Lì vicino la neve sciolta ha formato un laghetto: una fragile lastra di ghiaccio galleggia sulle acque gelide e ferme. Il vento si placa, poi soffia di nuovo. Ombre e luci si alternano, mentre le nebbie scompaiono. Binocolo in mano, osservo la cresta, le rocce aguzze e le fessure nelle pareti.

Poi la sento.

È la pernice: bianca in inverno come la neve, grigia in estate come le pietre. Si confonde nell’ambiente ed immobile sfugge alla vista acuta della regina del cielo. In volo si tuffa nel soffice manto, nessuna impronta regala alla volpe, rifugio perfetto nella bufera che incombe. Anche nel canto si mimetizza, simile al rumore del ghiaccio che scricchiola o dei sassi che rotolano nei canaloni. Le zampe piumate non temono il gelo, le ali bianche anche in estate, come piccole macchie di neve che stentano a sciogliersi all’ombra dei sassi. Ancora nuvole in cielo, un’ombra gigante corre sull’erba, poi tutto s’illumina e si spegne di nuovo. Canta ancora il maschio della pernice, dalla rupe s’invola, breve picchiata, poi un’ impennata e si posa tra le rocce. Un volo d’amore… ci dev’essere una femmina. Li cerco col binocolo, ma non li trovo. Mi alzo dolorante, infreddolito. Fischia la sentinella: una marmotta in piedi su un sasso, ormai sveglia da giorni dal profondo letargo. Mi avvicino, un passo alla volta, fischia di nuovo ed è già nella tana. Torno a valle accompagnato dalle sorgenti che scorrono limpide e dissetano le erbe affilate e spinose. Arrivo in fondo. Mi volto.

Ripida e severa, insegna e non giudica”.

Soldanella alpina

L’AUDIORACCONTO

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