SANGUE

Premessa

La circolazione dei veicoli sulle strade comporta inevitabilmente l’investimento di fauna selvatica. Mediamente in Trentino vengono investiti più di 1300 animali selvatici ogni anno, solitamente tra il tramonto e l’alba. La causa principale? La velocità. La specie più colpita è il capriolo, seguono: cervo, volpe, tasso, scoiattolo, faina, lepre, allocco, altri rapaci e uccelli di varie specie, serpenti e anfibi. (https://forestefauna.provincia.tn.it/)

La maggior parte degli animali investiti muore sul colpo per le gravi lesioni subite. Quando restano vivi, ma non riescono a fuggire o perdono molto sangue, il veterinario valuta se l’animale può essere curato o dev’essere abbattuto. A volte basta ricoverare l’animale in un fienile per una notte e la mattina seguente aprire la porta per vederlo fuggire nel bosco. Se invece sono necessari interventi chirurgici o cure prolungate, il selvatico dev’essere costantemente accudito ed ogni avvicinamento da parte dell’uomo genera stress e tentativi di fuga che causano altre ferite quando l’animale sbatte contro reti o pareti. Inoltre il rapporto ravvicinato con l’uomo rischia di modificare la percezione che l’animale deve mantenere nei suoi confronti con conseguenze negative per se stesso e per l’uomo. SELVATICO: che vive in libertà senza il concorso dell’opera dell’uomo. L’abbattimento di un animale compromesso è un atto di responsabilità, per alcuni sgradevole da compiersi, ma indispensabile per cessare inutili sofferenze e valorizzare quanto sia possibile a scopo alimentare e/o didattico. Se investi un animale chiama subito il 112. Gli organi preposti saranno prontamente attivati per gestire l’emergenza.

Il racconto che segue non è adatto ai deboli di stomaco…

Fredda aurora d’inverno, mezza luna nel cielo sereno. Squilla il cellulare: -“Hanno investito una cerva! E’ ancora viva!” – Fuori dal letto, le scale di corsa, uniforme, fucile e sono già in viaggio. Chiamo il veterinario: -“Cerva investita ancora viva”-. -“Arrivo!”- Il tragitto è breve. Una luce arancione lampeggia nell’oscurità. Eccolo. L’auto ammaccata, un faro rotto, pezzi di plastica sull’asfalto. Lì vicino, una cerva immobile, sdraiata, le narici fumanti. L’autista racconta. Arriva il veterinario. La cerva si muove. Tenta di alzarsi, ma trascina le zampe posteriori. Cade, ritenta e crolla di nuovo. Il veterinario scuote la testa: -“Colonna spezzata, è da sopprimere”-. Prendo il fucile, mi appoggio sul cofano e miro al cuore. Mi guardo attorno, inserisco cartuccia, miro di nuovo e rompo il silenzio. Trasciniamo la cerva nel prato innevato sotto la strada. Frontalino acceso e coltello affilato: incido il ventre, poi taglio fino allo sterno. Apro. Tiepidi vapori investono il mio volto, il sapore non è sgradevole, ma non lo so descrivere. Tiro fuori le viscere, calde, molli, gonfie, scivolano e rientrano. Riprovo e poi taglio, prima nella gola, poi nel retto. Escono. Le trascino in fondo al prato verso il bosco, lontano dalla strada. Volpi e corvi non tarderanno a raggiungerle. Strofino mani e braccia nella neve e riesco a pulire il sangue, ma non l’odore. Sento la voce dell’investitore che parla al cellulare, ha chiamato un amico per trasportare l’animale. Cammino sul fianco della striscia insanguinata e ritorno sull’asfalto. I pezzi rotti li hanno già raccolti. Arriva un pick up e carichiamo la cerva.

Le nostre strade attraversano i loro territori!

L’AUDIORACCONTO

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