SUICIDIO

Dal latino sui caedere, “uccidere se stessi” s’intende l’atto con il quale una persona si procura deliberatamente la morte.

Dal punto di vista medico-psicologico numerosi dati di letteratura indicano che è sicuramente possibile prevenire il suicidio nella popolazione generale, riducendo drasticamente il numero di morti, attraverso opportune campagne di informazione e mediante programmi e centri di aiuto e assistenza.

Il suicidio è il gesto autolesionistico più estremo, tipico in condizioni di grave disagio o malessere psichico, in particolare in persone affette da grave depressione e/o disturbi mentali di tipo psicotico. Esso può essere determinato anche da cause o motivazioni strettamente personali, ovvero eventi quali particolari situazioni esistenziali sfavorevoli, gravi condizioni economiche e sociali, abusi fisici e psichici, delusioni amorose, condizioni di salute o di non accettazione del proprio corpo, molestie familiari, derisioni, bullismo e cyberbullismo.

Nella genesi del suicidio gioca un ruolo importante la componente emulativa: è noto già dall’Ottocento il cosiddetto effetto Werther, l’incremento di suicidi seguito alla pubblicazione del romanzo I dolori del giovane Werther di Goethe. Per questa ragione l’Organizzazione mondiale della sanità ha diramato delle linee guida per dirigere il comportamento degli operatori dell’informazione e dei mezzi di comunicazione di massa, ai quali è affidata la richiesta di un comportamento responsabile. L’opposto dell’effetto Werther è l’effetto Papageno in cui la componente emulativa salva le persone dal suicidio poiché la notizia di una persona che rinuncia a uccidersi provoca una emulazione positiva che porta a scegliere la vita invece che il suicidio.

Il suicidio è un atto volontario con il quale ci si priva della propria vita. Il tentato suicidio o un comportamento suicida non fatale, tale che il desiderio di terminare la propria vita non si traduca nella morte, è considerato autolesionismo. Viene definito invece suicidio assistito quando un individuo, offrendo la propria consulenza o il mezzo per suicidarsi, aiuta un altro a morire. Diversamente, nell’eutanasia si assume un ruolo diretto e attivo nel determinare la morte di un individuo. 

I dati sul sesso degli autori indicano come il suicidio, in particolare il suicidio maschile, sia una tematica di genere. In particolare i movimenti per i diritti degli uomini sottolineano come questi siano in contraddizione con la teoria dell’oppressione femminile nella società.

Da un’estesa analisi italiana condotta sui dati clinici ospedalieri relativi a tutte le visite al Pronto Soccorso (PS) di bambini e adolescenti (età compresa tra 0 e 17 anni) avvenute, tra il 1 gennaio 2018 e il 31 dicembre 2021, in nove ospedali: Brescia, Cagliari, Firenze, Genova, Roma (2 ospedali), Sassari, Trieste e Torino con un bacino di utenza complessivo di 7 milioni di persone è emerso il collegamento tra suicidi dei ragazzi e bullismo, stress scolastico e post Covid.

Non è nota alcuna fisiopatologia sottostante univoca per il suicidio o la depressione. Tuttavia si ritiene che sia il risultato di più fattori comportamentali, socio-ambientali e psicologici. Lo sviluppo economico attraverso la sua capacità di ridurre la povertà può essere in grado di ridurre i tassi di suicidio.

I fattori che possono influenzare il rischio di suicidio comprendono i disturbi psicologici, l’abuso di droga, gli stati psicologici alterati, alcune situazioni culturali, familiari e sociali, e talora la genetica. Malattie mentali e abuso di sostanze spesso coesistono. Il suicidio è meno frequente nelle società che dispongono di una forma di coesione, che garantisce una rete famigliare, locale e statale di assistenza e protezione.

La maggior parte delle persone sono sotto l’effetto di droghe sedativo-ipnotiche (per esempio alcol o benzodiazepine) quando commettono suicidio. Una situazione di alcolismo è presente tra il 15% e il 61% dei casi. I Paesi che hanno tassi più elevati di consumo di alcol e una maggiore densità di rivendite di alcolici, in genere hanno anche alti tassi di suicidio. Tra il 2,2% e il 3,4% di coloro che sono stati trattati per l’alcolismo ricorrono al suicidio. Gli alcolisti che tentano il suicidio sono di solito di sesso maschile, anziani e hanno già tentato il suicidio in passato. Tra il 3% e il 35% dei decessi tra coloro che usano eroina sono dovuti al suicidio (un valore circa 14 volte superiore rispetto a quelli che non ne fanno uso). Anche l’abuso di cocaina e metanfetamine ha un’alta correlazione con il suicidio. In coloro che usano la cocaina il rischio è maggiore durante la fase di abbandono.

Il problema del gioco d’azzardo è associato ad aumento dell’ideazione suicidaria e dei tentativi, rispetto alla popolazione generale. Tra il 12% e il 24% dei giocatori d’azzardo patologici tentano il suicidio. Tra i coniugi dei giocatori d’azzardo il tasso di suicidi è tre volte superiore a quella della popolazione generale. Altri fattori che aumentano il rischio dei giocatori comprendono la malattia mentale, l’alcolismo e la tossicodipendenza.

Il noto regista dell’horror Dario Argento, dopo le riprese del film Suspiria, come ha raccontato nella sua autobiografia e in alcune interviste, ebbe la tentazione di suicidarsi, che seppe fronteggiare grazie al consiglio di un amico medico:

“Mi ha fermato il consiglio di un dottore mio amico. Io stavo in un albergo e avevo una grande finestra, stava in via Veneto, al sesto piano, quindi sarei morto sicuramente se mi fossi buttato. E lui mi ha detto: fai mettere davanti alla finestra dai facchini l’armadio, il tavolo, la poltrona e fai una barricata davanti alla finestra, perché l’istinto di suicidarsi è breve, non dura tanto, se tu cominci a dire ‘mi voglio suicidare’ e cominci a levare la poltrona, il tavolo, l’armadio, poi ti è passata la voglia.”

Il suicidio razionale è il motivato abbandono della propria vita. L’atto di perdere la vita per il bene degli altri è noto come suicidio altruistico. Un esempio di questo è quando un anziano termina la propria vita per lasciare una maggiore quantità di cibo per i più giovani della comunità. In alcune culture eschimesi questo è visto come un atto di rispetto, di coraggio e di saggezza.

Stando alle ricerche del CICAP, al momento la letteratura scientifica non reperta evidenze su casistiche di suicidio nel mondo animale, se non aneddotiche e per lo più indirette.

Le descrizioni più suggestive di atti con significato suicidario tra gli animali riguardano azioni autolesive poste in essere da animali tenuti in cattività, che talora iniziano azioni violente che esitano nella loro morte. Secondo l’interpretazione più condivisa, tali azioni autolesive sono tentativi “ciechi” di liberarsi, con l’animale che si lancia ripetutamente contro i muri o le palizzate che lo tengono prigioniero o che si avvolge tra le catene che lo imprigionano, morendo per asfissia. In conclusione, non esistono casi documentati di animali che si uccidono. L’homo sapiens resta l’unico animale che lo fa.

Fonte: Wikipedia